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Attualità | 07 luglio 2026, 15:17

Caldo, domani un'altra giornata da bollino arancione in Granda. E la siccità torna a preoccupare

Il presidente di Acda cita uno studio presentato nel 2011 che evidenziava il rischio di desertificazione delle Marittime e delle Cozie. "Quindici anni fa sembrava impossibile. Ora sappiamo che è la realtà"

Caldo, domani un'altra giornata da bollino arancione in Granda. E la siccità torna a preoccupare

Domani sarà una giornata da bollino rosso in tutto il Piemonte, con la provincia Granda a livello arancione e il disagio bioclimatico che tornerà nuovamente al livello 2. 

Un fatto che non fa nemmeno più notizia in questa estate dei record, con temperature ben più alte della media già lo scorso mese di maggio. 

E domani, come riporta il bollettino di Arpa Piemonte, potremo avere punte massime localmente prossime ai 38 °C in pianura, mentre lo zero termico si porterà oltre i 4500 m di quota. Potrebbe essere, quella di domani, un'altra giornata da primato, dopo quelle di fine giugno, con temperature fino a 10 gradi sopra le medie del periodo. 

Ma ormai ogni estate è destinata a segnare dei record rispetto a quelle precedenti. Non tanto per i singoli episodi, ma per la continuità e persistenza dei fenomeni. 

Per fortuna, almeno in Granda, già nella giornata di giovedì le cose andranno un po' meglio, riportando l'ondata di calore e le sue conseguenze a livelli più accettabili. 

Ma torniamo alla persistenza dei fenomeni. Tra questi spicca l'assenza di precipitazioni. 

A chi potrebbe obiettare che ci sono stati episodi di pioggia torrenziale e grandine, replichiamo utilizzando le parole di Livio Quaranta, presidente di ACDA, l'Azienda cuneese dell'acqua. "Quella pioggia fa solo danni. Non alimenta le sorgenti, perché è talmente violenta e veloce da non riuscire a penetrare e venire immagazzinata dal sottosuolo. Cade, erode e se ne va". 

Sono invece le piogge moderate e prolungate a permettere la ricarica delle falde e delle sorgenti, ma a breve termine non ce ne saranno, stando alle previsioni. 

La situazione idrica, al momento, non è peggiore rispetto a quella della scorsa settimana. Non si registra un’allerta generalizzata e, per ora, non ci sono problemi nell’alimentazione degli acquedotti principali, sottolinea Quaranta.

A preoccupare, tuttavia, è lo stato delle sorgenti di media e alta montagna, che presentano portate ridotte o sono in forte sofferenza. 

Fanno eccezione le principali sorgenti che alimentano il Cuneese, come quelle del Bandito e di Entracque, che, essendo profonde, risultano meno esposte agli effetti immediati dei cambiamenti climatici.

Una situazione già osservata durante la crisi idrica del 2022 e, in parte, anche nel 2023. 

Se, almeno nelle prossime settimane, non arriveranno precipitazioni regolari, il rischio è che l’estate diventi critica soprattutto nelle aree di media e alta montagna. Come già accaduto negli anni scorsi, con l'acqua che viaggiava al contrario, trasportata dalla pianura alle valli, sulle cisterne.

Si pensava - e qualcuno provi a dire che non lo ha fatto - che le abbondanti nevicate dello scorso inverno ci avrebbero graziati dalla siccità. 

Ma è ancora Quaranta a replicare: "Ma pensa davvero che siano state abbondanti?". 

Evidentemente, per chi ha memoria degli scorsi decenni, quelle dell'inverno passato sono state nevicate tutt’altro che eccezionali. Ma sono arrivate dopo anni così scarsi, da averci illuso che lo fossero e che avrebbero garantito acqua in abbondanza.

"La ricostituzione delle riserve idriche richiede anni - specifica ancora Quaranta. Non di certo una sola stagione nevosa".

A incidere pesantemente sono stati anche i mesi di maggio e giugno, caratterizzati da temperature eccezionalmente elevate, che già a giugno hanno reso possibili condizioni altrimenti presenti a fine estate, cioè l'elevato rischio di siccità per le prossime settimane. 

Quello che oggi appare evidente era stato oggetto di uno studio presentato nella sede della Provincia già quindici anni fa dall'allora responsabile del settore Ambiente della Regione e dal meteorologo e studioso Luca Mercalli. 

Riguardava il rischio di desertificazione delle Alpi Cozie e Marittime. Il rapporto evidenziava la progressiva scomparsa dei ghiacciai e la sempre minore persistenza dei nevai, elementi fondamentali per alimentare le sorgenti durante la stagione estiva. 

"Ammetto che accogliemmo quella relazione con un malcelato scetticismo. Eravamo convinti che stessero presentando una situazione che da noi mai si sarebbe verificata - ricorda ancora Quaranta. La nostra è una provincia circondata dalla catena alpina, dove nevica e fa freddo. Desertificazione? Figuriamoci, forse in Sicilia, ma non qui in Piemonte e men che meno a Cuneo. Purtroppo, quello che è successo negli anni successivi ci ha mostrato che quei dati raccontavano qualcosa che si sta verificando e con cui dobbiamo fare i conti". 

Barbara Simonelli

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