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Cronaca | 11 ottobre 2026, 18:29

Sparò a un connazionale per gelosia: condannato a 11 anni e 6 mesi per tentato omicidio

Esclusa la premeditazione per il 29enne albanese accusato di aver ferito un connazionale con un colpo di pistola a Manta, il 4 ottobre 2023. Assolto il secondo imputato, accusato di favoreggiamento. Alla vittima riconosciuti 30mila euro di risarcimento.

I soccorsi in via Gerbola

I soccorsi in via Gerbola

Undici anni e sei mesi di reclusione per tentato omicidio, senza l’aggravante della premeditazione. È la condanna inflitta dal tribunale di Cuneo ad A.J., 29enne albanese accusato di aver sparato a un connazionale di 28 anni, I.L., la mattina del 4 ottobre 2023, in via Gerbola a Manta. Alla vittima è stato inoltre riconosciuto un risarcimento di 30mila euro.

Assolto, invece, D.A., cittadino italiano finito a processo con l’accusa di favoreggiamento. Secondo la ricostruzione della Procura, avrebbe aiutato A.J. a nascondere il furgone utilizzato per raggiungere la vittima. Per lui il pubblico ministero aveva chiesto tre anni di reclusione.

La vicenda risale a una mattina di ottobre di tre anni fa, quando la vittima, I.L., muratore, stava raggiungendo in auto il cantiere di Centallo dove lavorava. La sua Ford era stata affiancata da un furgone dal quale partì un colpo di pistola, che lo raggiunse all’ascella sinistra. Il giovane perse il controllo del mezzo e finì fuori strada, venendo poi soccorso e trasportato in ospedale.

Poco prima di entrare in sala operatoria, con l’autorizzazione del medico, venne raggiunto dai Carabinieri, ai quali raccontò di essere stato colpito da una persona che conosceva. "Ha detto di essere stato colpito da un suo conoscente", aveva riferito in aula il maresciallo Lisciandrello.

Le indagini si concentrarono su A.J., individuato come l' autore dello sparo. Secondo l’accusa, il gesto sarebbe maturato per motivi passionali, legati alla gelosia nei confronti della fidanzata, che il 29enne sospettava avesse una relazione con I.L.

Un sospetto che la vittima aveva negato durante il processo. "La sua fidanzata lavorava in un bar a Saluzzo – aveva raccontato –. La conoscevo già prima che stesse con lui. Lei mi aveva aiutato con la patente e i documenti. Nulla di più". 

I.L. aveva inoltre riferito di un confronto avvenuto una decina di giorni prima dell’aggressione. A.J. gli avrebbe scritto chiedendogli di parlare, convinto che tra lui e la propria compagna ci fosse qualcosa. I due si erano incontrati e il 28enne aveva persino accettato di giurare in chiesa per dimostrare la propria estraneità alla presunta relazione.

"Andammo a Saluzzo, io giurai che non avevo niente a che fare con la sua fidanzata. Poi andammo a casa, ci stringemmo la mano e sembrò finita lì", aveva dichiarato.

Il giuramento, secondo la ricostruzione accusatoria, non sarebbe bastato a dissipare i sospetti. La mattina del 4 ottobre, dopo aver fatto colazione in un bar di Manta, I.L. aveva notato il furgone. "Andava verso Saluzzo – aveva precisato – conoscevo il mezzo e ho riconosciuto A.J. al volante. Dopo aver pagato, mentre stavo andando all’auto ho rivisto passare il furgone, ma il lato conducente era lontano da me e non ho visto chi lo guidava".

La difesa, rappresentata dall’avvocato Enrico Gallo, ha contestato fin dall’inizio sia il movente passionale sia la ricostruzione della dinamica. Il legale ha richiamato le risultanze degli accertamenti del Ris di Parma, sostenendo che non vi fossero conferme scientifiche dell’ipotesi accusatoria. In particolare, ha messo in dubbio la possibilità che il colpo fosse stato esploso dal furgone in corsa, evidenziando come nella prima parte della relazione scientifica non fosse stata rilevata polvere da sparo nell’abitacolo. Una circostanza che, secondo la difesa, avrebbe reso necessario interrogarsi sulle effettive modalità dello sparo.

Il Tribunale ha quindi pronunciato la condanna di A.J. a 11 anni e sei mesi di reclusione, escludendo l’aggravante della premeditazione, e ha assolto D.A. dall’accusa di favoreggiamento.

CharB.

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