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Cronaca | 15 febbraio 2019, 07:30

Cellulare della Penitenziaria di Saluzzo incendiato a Cavour: bravata o agguato?

Il mezzo blindato, insieme a quattro agenti, era di ritorno dall’aeroporto di Torino Caselle, dopo il trasferimento di un detenuto condannato per reati di mafia. Tagliati anche i pneumatici anteriori: i Carabinieri indagano e non escludono alcuna pista

Il furgone della Penitenziaria di Saluzzo dato alle fiamme

Il furgone della Penitenziaria di Saluzzo dato alle fiamme

I Carabinieri di Pinerolo indagano sui fatti accaduti la sera di martedì scorso, 12 febbraio, a Cavour, in una piazzola di fronte alla pizzeria “Al Cartoccio”, in via Pinerolo, la strada provinciale 589 che conduce a Saluzzo.

Alcuni ignoti hanno tentato di dar fuoco ad un cellulare della Polizia penitenziaria. Il blindato, in carico agli agenti del carcere “Rodolfo Morandi” di Saluzzo, era di rientro dall’aeroporto “Sandro Pertini” di Torino Caselle.

Il Nucleo Traduzioni e Piantonamenti, reparto mobile della Penitenziaria che si occupa dei trasferimenti da un carcere all’altro o nelle aule giudiziarie in caso di processo, aveva da poco terminato il trasferimento di un 38enne condannato per “associazione a delinquere di stampo mafioso”, diretto in aereo presso il carcere di Terni.

Durante il rientro, i quattro agenti si sono fermati per una sosta a Cavour.

In quel frangente un uomo si è avvicinato al cellulare della Penitenziaria. Ha bucato le gomme anteriori del mezzo, prima di appoggiare sullo pneumatico posteriore sinistro uno straccio imbibito di liquido infiammabile, poi dato alle fiamme.

Il principio d’incendio ha, nel giro di pochi secondi, rovinato il passaruota in plastica e parte della carrozzeria. Complice presumibilmente anche il buio (i fatti sono accaduti intorno alle 19.45) le fiamme sono state subito notate da alcuni passanti, che a loro volta hanno avvertito gli agenti di Polizia.

Il rogo è stato spento grazie all’uso di alcuni estintori e grazie al celere intervento dei Vigili del fuoco.

Fondamentali potrebbero rivelarsi, per le indagini, alcuni filmati di sistemi di videosorveglianza, già acquisiti dai Carabinieri.

Sulla questione è intervenuto il Sappe, Sindacato autonomo di Polizia penitenziaria, che sul proprio sito riporta quanto successo in una nota dell’ufficio stampa: “Il mezzo – scrive l’organizzazione sindacale - era parcheggiato sulla pubblica via per consentire una breve pausa al personale di un Nucleo Traduzioni”.

Bravata, dunque, o un vero e proprio agguato al mezzo della Polizia penitenziaria? Saranno le indagini degli inquirenti a stabilirlo. Nulla però può esser lasciato al caso, sia per via dei pneumatici tagliati, sia per la tipologia di servizio che era appena stato terminato: il trasferimento di una persona condannata per un reato di mafia.

Il Sappe è l’unico sindacato al momento intervenuto sulla vicenda: ““Un gesto gravissimo ed assurdo. - denuncia Vicente Santilli, segretario regionale per il Piemonte - Un atto ostile ed estremo contro la nostra Istituzione, il corpo di Polizia Penitenziaria, che svolge un duro e difficile lavoro nella prima linea delle sezioni detentive e che già nei giorni scorsi a Torino ha subìto una inaccettabile violenza incendiaria in carcere. Gli investigatori sono al lavoro e speriamo che il loro lavoro dia presto i frutti utili per identificarli.

Donato Capece, segretario generale del Sappe, esprime “la solidarietà dell’organizzazione, primo sindacato del Corpo, al Reparto di Polizia Penitenziaria di Saluzzo, vittima di un gravissimo atto intimidatorio.

Sono certo che non saranno le bombe incendiare di qualche criminale delinquente a ledere lo spirito di servizio, la professionalità e l’abnegazione dei nostri agenti, impegnati ogni giorno con umanità e attenzione a garantire ordine e sicurezza nelle carceri ed a favorire la rieducazione dei detenuti. Auspico che vengano presto identificati e puniti con la massima severità i responsabili dei fatti di questa notte”.

Stando a quanto si apprende, sarebbe anche stata aperta un’indagine interna alla Penitenziaria, per appurare alcuni aspetti, in particolare se il mezzo blindato è stato lasciato incustodito.

Nicolò Bertola

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