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Attualità | 06 aprile 2011, 10:00

Prisca Ojok Auma ad Alba: “L’Africa ha bisogno d’imparare a produrre cibo”

“Il Terzo Mondo è pieno di missioni umanitarie, ma non tutte agiscono correttamente. Dopo che date aiuto, verificate dove vanno i vostri soldi e se sono ben spesi perché spesso li buttate via”, sostiene la missionaria

Il "Concerto per l'Africa". Fotoservizio Gisella Divino (© targatocn.it)

Il "Concerto per l'Africa". Fotoservizio Gisella Divino (© targatocn.it)

Straordinario successo del “Concerto per l’Africa” sabato sera 2 aprile ad Alba dove l’Auditorium della Fondazione Ferrero stracolmo ha assistito allo spettacolo con le canzoni  dei bravissimi cantanti del “Centro culturale Eureka” di Roreto accompagnati dalla danza dei ballerini di “Alballetto”. Alla serata di solidarietà per Burkina Faso e Kalongo organizzata dal fotografo Severino Marcato, in prima fila anche il sindaco Maurizio Marello accanto a Prisca Ojok Auma.

La giovane missionaria comboniana di Kalongo è presentata e intervistata dal presidente del Centro Culturale San Giuseppe Onlus Roberto Cerrato: “Durante la guerra civile nel nord Uganda, Prisca è portata in Italia e riesce a salvarsi. Qui trova lavoro. Nella sua famiglia dieci persone trucidate, tra cui due fratelli uccisi per essersi rifiutati di aggregarsi alla guerriglia”, racconta Cerrato, mentre Prisca emozionata ringrazia dicendo: “Voi italiani mi avete salvato la vita”.  La giovane ricorda la “tantissima gente persa durante la guerra. Per nulla, per nulla. Quello che i bambini e le donne hanno passato fino al 2007 è stato terribile”.

La ragazza vive rifugiata in Italia ma a un certo punto le si è chiesto di fare qualcosa per la sua gente. Senza pensarci, la giovane fa le valige e parte anche se è consapevole che tornare in Uganda significa mettere a rischio la propria vita. “Tuttavia – ricorda Prisca - vedevo la gente soffrire e non pensavo ad altro”.   Con l’aiuto dei missionari comboniani e della cooperazione italiana rappresentata da Cesare Forni, oggi Prisca accoglie donne in difficoltà nel Centro Santa Bakhita di Kalongo, in Uganda. Un luogo per la protezione delle ragazze madri e per dare loro istruzione. All’interno del Centro 600 ragazze con bambini piccoli. “Ho deciso di tenerli tutti. Mi sento responsabile non come ugandese ma come essere umano”. 

Per la sussistenza di queste persone, 400 ettari di terra e due trattori permettono di coltivare cibo. Nel Centro le donne fanno collane, bracciali, tessitura, taglio e cucito. “Abbiamo insegnato loro a lavorare in falegnameria e nei campi. Devono dimostrare a chi li aiuta che anche loro lavorano e un domani dovranno essere autonomi. L’Africa non ha bisogno della matematica, dell’inglese. L’Africa ha bisogno di conoscere come si coltiva, come produrre cibo per la sopravvivenza. Questa è la linea per salvare il Terzo Mondo”, sostiene Prisca.

La giovane aggiunge: “L’Africa è piena di missioni umanitarie, ma non tutte agiscono correttamente. Dopo che date aiuto, fate anche lo sforzo di verificare dove vanno i vostri soldi e se sono ben spesi perché spesso li buttate via”.    

Gisella Divino

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