Fra qualche settimana saranno trascorsi circa 12 mesi dalla fine dei lavori sul ponte sul Po che collega i due borghi di Paesana. Non c’è nulla da celebrare o festeggiare: furono lavori che si protrassero stancamente mesi e che crearono polemiche e disagi per la restrizione del traffico veicolare e pedonale e per gli incontestabili danni che qualche esercizio commerciale accusò per colpa della situazione.
Nei giorni scorsi le ruspe hanno ultimato un lungo tratto di scogliera immediatamente a valle dello stesso a protezione dell’argine destro e della frazione Allemagna, adagiata poco più a valle ancora.
Nonostante tutto questo gran daffare, all’appello mancano ancora due particolari non certo di secondaria importanza, dal momento che entrambi implicano fattori di sicurezza del cittadino.
Il primo riguarda l’altezza delle due ringhiere che corrono parallele ai camminamenti che il ponte riserva ai pedoni. Complice lo strato d’asfalto distribuito ai loro piedi, le ringhiere non raggiungono più quella che il Comune ci ha detto essere l’altezza minima di sicurezza prevista dalla legge, vale a dire 95 centimetri. Ovunque, dopo i lavori, i centimetri dell’altezza della ringhiera sono non più di 90. Nel luglio scorso ci fu detto che “entro una ventina di giorni” si sarebbe provveduto a riverniciare le ringhiere con tinte “più consoni al resto del ponte” e ad innalzarle dei centimetri mancanti previo il “posizionamento di una sorta di cavo d’acciaio”. Trascorsi ormai 10 mesi, sul ponte non c’è traccia né di un intervento né dell’altro. Abbiamo chiesto al Comune: e se qualcuno dovesse “cadere” di sotto? “Sarebbe un bel problema” la risposta, di per sé assai più colorita e tradotta per poter essere pubblicata.
L’altro “particolare” è il conoscere quale sia la reale portata del ponte, quante tonnellate è in grado di reggere la soletta senza cadere di sotto. Sapere se e quanto sono sicuri i camion carichi di acqua “Eva” che quotidianamente li calcano più e più volte. Perché se nella primavera del 2011 il Comune aveva ritenuto di affidare all’ingegner Giuseppe Pistone di Cavallermaggiore l’incarico di “effettuare una verifica statica del ponte di via Nazionale sul fiume Po atta a determinare con esattezza la portata massima consentita sull’impalcato, in quanto attualmente non disponibile” un motivo ci doveva pur essere. E nell’estate 2012 sarebbe quantomeno responsabile e doveroso portare tutti a conoscenza degli esiti di quella perizia.













