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Eventi | 25 settembre 2015, 15:18

Alba: grande successo per "Torino Spiritualità" con Gianmaria Testa

Giovedì sera il cantautore ha presentato "Il non detto della musica" al Teatro Sociale

Alba: grande successo per "Torino Spiritualità" con Gianmaria Testa

Per il terzo anno consecutivo è iniziata ieri sera la rassegna di Torino Spiritualità ad Alba, grazie all’impegno dell'Associazione Corale Intonando, in collaborazione con l'assessorato alla Cultura del Comune di Alba (per i saluti, l’Assessore Fabio Tripaldi).

Alle ore 21, presso il Teatro Sociale G. Busca, nella splendida cornice della sala antica, è andato in scena "Il non detto della musica", incontro con Gianmaria Testa, primo dei quattro eventi in programma.

Seguirà questa sera sempre al Teatro Sociale G. Busca, sala nuova, l’incontro con Enzo Bianchi, "Ascoltare il sussurro del Divino", poi sabato è in programma il laboratorio "La via del silenzio" con lo psichiatra Luciano Fico, h 9-13. / 14-18, presso il Santuario della Natività di Maria S.S. a Mussotto d’Alba, e termina domenica lo spettacolo "Il calapranzi" di Harold Pinter, rappresentazione teatrale con Paolo Tibaldi e Alessandro Cosentini, regia di Mario Bois, traduzione di Alessandra Serra, musiche originali di Enzo Fornione, costumi di Giada Lombino, in cui l’allestimento del celebre atto unico del drammaturgo inglese si caratterizza poiché il Silenzio, inteso come mancanza di scambio e di comunione di intenti, recita implicitamente il ruolo del reale protagonista.

In sottofondo al dialogo tra Francesco Cordero e lo scrittore e cantautore Gianmaria Testa, il libro "Silenzio" di Mario Brunello, silenzio come luogo dell’arte, come condizione necessaria alla nascita dell’idea artistica e alla sua fruizione.

Cordero chiede qual è la dimensione più consona per la creazione, e la risposta di Testa è che la composizione musicale ha necessità assoluta del Silenzio e di quella sorta di argine protettivo che esso rappresenta per il suo fluire. Nelle parole e nel vissuto del musicista, l’esperienza del silenzio diventa una guida essenziale alla fruizione completa dell’opera artistica, una sorta di non-luogo, di assenza di parole e rumore, giacché il silenzio assoluto, almeno per noi occidentali, è impossibile.

Nato nel 1958, contadino prima e ferroviere poi, incide il suo primo lavoro nel 1995, "Montgolfières". Nel 2006 esce "Da questa parte del Mare", un album interamente dedicato ad un unico argomento, quello delle migrazioni moderne. Una riflessione poetica, aperta e senza demagogia sugli enormi movimenti di popoli che attraversano questi nostri anni. Sulle ragioni dure del partire, sulla decisione sofferta di attraversare deserti e mari, sul significato di parole come "terra" o "patria" e sul senso di sradicamento e di smarrimento che lo spostarsi porta sempre con sé. A qualsiasi latitudine. Soltanto la spiccata sensibilità di un artista poteva portare già 9 anni fa a sentire quello che ai più è solo oggi una realtà umana lampante.

"Il mondo esiste – dice Testa – che io ci sia oppure no, il mondo è prima di me e dopo di me", ed è questo ridimensionamento dell’Ego che porta a percepire l’Altro. Testa auspica una lingua uguale per tutti gli esseri umani, un nuovo esperanto (insieme di parole messe a caso che, nell'idea del suo inventore, rappresenta il sistema linguistico in grado di sostituire le barriere culturali che i diversi linguaggi impongono, al fine di costituire una società migliore), una lingua di tutti, che aiuti nella comprensione anche dei nuovi popoli migranti.

"L’espressione delle emozioni – continua Testa - è forse ciò che più si avvicina a questo concetto, un’emozione è la stessa in qualsiasi parte del mondo, un dolore è un dolore ovunque, e questo fa ben sperare per l’umanità". E allora il silenzio è necessario anche per andare al cuore dei sentimenti. Sulle note di alcuni brani è proseguita la riflessione di Testa, che sottolinea il passo silenzioso e concentrato della semina dei contadini in "Seminatori di grano", in ricordo anche dei racconti di uno zio centenario sul sentire il rumore dell’erba che cresce.

"Forse qualcuno domani" dimenticherà il suo nome, perduto al giorno che passa e consuma, ovvero il bisogno del silenzio per raccogliersi, per ritrovarsi, per scrivere, per avere memoria di sé. "Ventimila Leghe (in fondo al mare)" è una canzone di traversata finita male, il mare della vergogna, il mare divenuto una grande tomba. A volte il silenzio può essere malefico (e il rumore benefico), soprattutto se non si ha il privilegio di sceglierlo. Comete" sollecita l’idea che la Natura pretenda silenzio, Testa è un mattiniero che ben sa quanto la Natura possa dire al mattino presto, è il momento in cui parla attraverso un fremito, il risveglio che prima è risveglio di Natura di cui l’umano può solo gioire, senza parole, perché non ci sono parole per descrivere la meraviglia.

"La bellezza è imprevedibile e spaventa – sottolinea Testa – tanto da scatenare  in noi la smania di possesso invece che la pura ammirazione", e recita la sua poesia "La bellezza esiste" … e non ha paura di niente, neanche di noi, la gente.

Emil Eirale

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