È uno dei presepi più amati dagli appassionati, tradizione e orgoglio di Cavallermaggiore, che dura da quarant’anni. Un gruppo di dodici volontari, ogni anno riporta in vita la rappresentazione della notte di Betlemme con un presepe di circa 300 mq e con una moltitudine di statue, tutte di pregevole fattura.
Una realizzazione imponente, sia per dimensioni che per ricchezza, allestita presso l’Oratorio di San Michele. Un viaggio nella nostra storia, iniziata duemila anni fa, che rispecchia una vita d’altri tempi, quasi un museo di mestieri e di panorami oggi ormai scomparsi in cui la definizione dei dettagli, il numero delle costruzioni, delle luci, dei personaggi, lasciano veramente a bocca aperta. E, se non bastasse, all’uscita troviamo un altro presepe, stagliato in un tempio, tra pregevoli intarsi, realizzati interamente da Giovenale Olocco, artista prima che falegname.
“Quando si conclude il periodo delle visite, si decidono già le novità per l’edizione successiva ed io inizio a preparare i pezzi da febbraio. L’allestimento dura quattro mesi ed è molto laborioso”, ci rivela l’abile scultore.
Gli ideatori di questo grandioso presepe semovente sono artisti con un passato o un presente quanto mai diverso. Tra essi abbiamo conosciuto i factotum Giuseppe Bonino, Mario Curcetti, Marco Leone, Michele Chiavassa, che lavora di scagliola ed Ilario Gemma che cura la carpenteria e la parte in ferro battuto.Tutti hanno voluto rivisitare con passione e tanta pazienza, la quotidianità dei villaggi palestinesi ai tempi di Gesù, scandita da ritmi secolari.
“Quest’anno abbiamo rinnovato lo spazio dedicato all’ambiente arabo e tutta la volta celeste”, ci spiegano gli autori, entusiasti dei consensi e dei numeri di visitatori registrati al contapersone. “L’anno scorso sono passate da qui circa diciassettemila persone. Arrivano con i pullman da tutto il Piemonte e persino da altre regioni. Nelle edizioni passate, abbiamo avuto l’onore di ospitare anche un gruppo di vietnamiti e di statunitensi, provenienti da Boston, ma anche tedeschi e francesi, rimasti affascinati dalla grandiosa struttura e dai sui corredi”.
Proprio dagli scorci di un percorso disseminato di stelle, la vista sulla Natività è suggestiva e piena di vitalità: il fabbro che batte il ferro sull’incudine, il vasaio che modella i suoi manufatti, il cardatore di lana, il tessitore seduto al telaio, l’arrotino con la sua mola che gira senza posa, la donna alla fontana, il pescatore sulla barca, il maniscalco che ferra l’asinello, il contadino che ara la terra, il pastore che veglia il gregge, il vignaiolo che pigia l’uva nel tino… Si può udire il canto del gallo, il belato delle pecore, il suono della zampogna. Qua e là covoni di fieno sottolineano l’antico ambiente rustico e ancora, falegnami, artigiani, viandanti, in un brulicare di nuove casette che avvolgono dolcemente la scenografia della Santa Famiglia.
È in questa bellissima atmosfera che si percepisce come la storia umana, pur nel suo continuo fluire, trovi nella scena della Natività il suo senso più autentico e profondo.
“Con effetti di luce, musiche a tema e la maestosità dell'allestimento che coinvolge tutto il Paese, cerchiamo di far rivivere la magica atmosfera del Natale. Uno dei maggiori meriti di questo presepe, visitabile fino al 6 gennaio, tutti i giorni (escluso il primo dell’anno), con orario 14.30/18.30, i festivi 10/12 e 14.30/18.30 e apertura straordinaria il 10 gennaio”, come ci ricorda Massimo Olocco.
Non deve stupire la presenza di soldati romani in questo paesaggio idilliaco, che ad un tratto diviene dominato dal colore bianco della calce, richiamando il più tipico villaggio della Palestina, in questa edizione completamente rinnovato.A completare il paesaggio ci sono gli immancabili re Magi con i loro doni e le statue risalenti al XVIII Secolo, eredità della parrocchia e pietra miliare di tutto l’allestimento, in cui fanno bella mostra anche pregiate figure provenzali, riconducibili alla metà del Novecento.
In due minuti si fa giorno e si spengono i fuochi della notte, la scena si anima: il fabbro torna a picchiare con il martello, la massaia gira il mestolo nel pentolone, una donna fila la lana in cortile... poi le zampogne annunciano di nuovo il buio e cala il sole su questo bel presepe.













