La solennità di Santa Chiara, in calendario giovedì 11 agosto, sarà celebrata dalle Clarisse di Bra con un tempo di preghiera in cui saranno coinvolti tutti i credenti che vorranno rendersi seguaci e fedeli interpreti del messaggio che la Santa assisiate, insieme a San Francesco, ha diffuso nel mondo.
Un triduo di preghiera, che vedrà come predicatore il cappuccino Fra Claudio Passavanti, avrà inizio lunedì 8 agosto con i vespri alle ore 17, la S. Messa alle ore 17.30 e continuerà martedì 9 e mercoledì 10, per concludersi giovedì 11 agosto, memoria liturgica di Santa Chiara, con la solenne funzione eucaristica delle 17.30 (nei giorni del triduo e della festa è sospesa la Messa delle ore 7).
Il bacio della reliquia sarà possibile mercoledì 10 agosto, vigilia della festa, quando, a partire dalle ore 21, sarà celebrata la memoria del “Transito dalla terra al cielo” con una veglia di canti, preghiere e pillole della vita di Santa Chiara.
L’invito rivolto ai devoti da suor Maria Amata, Madre superiora delle suore Clarisse di Bra è il seguente: “Venite, perché insieme desideriamo unirci a Santa Chiara per accogliere il suo messaggio di povertà, di pace e di preghiera e cantare il suo inno di vita: Benedetto sii tu, Signore che mi hai creata. La figura di Santa Chiara, oserei dire più di quella di San Francesco, è una figura molto positiva, amante della vita, perché ha avuto vicissitudini famigliari che le hanno trasmesso i valori belli e grandi della vita. Francesco ha sperimentato un altro vissuto personale, conoscendo di più l’angoscia, l’inquietudine e i drammi del cuore dell’umanità e dell’uomo. Se Chiara, all’ultimo respiro della vita, può pronunciare quella benedizione è perché tutta la sua esistenza, anche nella drammaticità di una malattia durata quasi quarant’anni e vissuta come incontro d’amore con Dio, è stata orientata a valori più forti persino della sofferenza. E vivere l’esperienza della malattia nel 1200 era sicuramente molto più problematico di oggi! Nonostante il contatto con l’umanità fragile e malata, lei ha vissuto anche il tempo del dolore fisico come un appuntamento con il Signore. Non si è mai sentita sola, ma sempre accompagnata, sostenuta. Quella di Chiara d’Assisi non è stata una vita di poesia nel senso del tutto facile, ma una profonda mossa di fede che l’ha scortata passo per passo”.
Umiltà, povertà, carità, tenerezza sono alla base dei carismi che caratterizzano la missione che in città conducono da largo tempo le Suore Clarisse, nel cui monastero di Viale Madonna dei fiori 3, ove s’affaccia anche la Chiesa, è ospitata una comunità che oggi conta undici claustrali, sei delle quali con meno di quarant’anni, tutte vocazioni locali. Alla base dell’opera di queste ancelle consacrate c’è un valore cristiano che anima tutta la loro missione: l’amore per il prossimo predicato dal Vangelo di Cristo.
“La nostra forma di vita contemplativa è scandita dalla Messa quotidiana delle 7 e dalla liturgia delle ore, ma anche da momenti di lavoro in cucina, nell’orto, di riassetto e pulizia. Abbiamo spazi dedicati alla formazione, nonché intervalli per la ricreazione fraterna e qualche hobby come lettura - disponiamo di ben due biblioteche interne -, giochi di carte o con la palla, internet. Per noi l’uso del web deve essere molto oculato, si può navigare, ma sempre con discernimento, crediamo che se davvero una persona cerca Dio, sa cercarlo anche per le vie più tradizionali. Sevizio principale e tradizionale è quello della produzione di ostie per le messe delle chiese cittadine, per cui in un mese raggiungiamo il numero di circa duecentocinquantamila particole. Altri impegni sono il confezionamento di corone del rosario, icone incollate su legno, pergamene scritte in gotico, tutte attività che, comunque, non devono togliere tempo alla preghiera. Per quanto nascoste dal mondo, sentiamo viva e reale la nostra presenza in città: sono molti i fratelli e le sorelle che bussano alla nostra porta per consegnarci gioie, dolori e speranze, ma anche alimenti e generi di conforto, tutti doni della Provvidenza che condividiamo con i poveri ed i bisognosi che ci chiedono un aiuto per sopravvivere. La chiesa del monastero è aperta tutti i giorni, ininterrottamente, dalle 6 alle 19 e tante persone la varcano per una sosta ristoratrice alle radici del silenzio e dell’incontro con Dio. L’unico nostro tesoro è l’Eucaristia. Ogni domenica pomeriggio, a partire dalle 15.30, viene esposto il Santissimo Sacramento per l’adorazione silenziosa e alle 17 c’è “Vocainsieme”, un momento guidato di adorazione per le vocazioni e per intenzioni specifiche, che vengono depositate dai fedeli in un’apposita cassettina ubicata in Chiesa e poi raccolte e presentate al Signore. In questa occasione, contiamo sempre molta gente, che magari passeggia sul viale per poi entrare in Chiesa a salutare Gesù. Alle giovani desiderose di un tempo di discernimento e di ricerca vocazionale vengono offerte giornate di ritiro ogni terza domenica del mese”. Così suor Maria Amata, originaria di Brescia e una vocazione nata per caso, come ci racconta lei stessa: “Non sono nata monaca, perché il mio sogno era quello di formare una famiglia e di insegnare. A diciotto anni ero fidanzata e avevo altri orizzonti. Ad un certo punto, Dio si è fatto sentire maggiormente nella mia esistenza. Sono nata in una famiglia cristiana e ho seguito tutto l’iter delle ragazze che frequentano le parrocchie, fatto di catechismo, incontri con i ragazzi. Dio era, tra virgolette, uno tra le molte cose belle della mia vita, ma non era l’unico amore della mia vita. Quando la vocazione ha cominciato a bussare c’è stato il passaggio fondamentale: Dio non era più tra le tante cose, ma diventava per me l’unico bene, quello scritto in maiuscolo”. Infine, un messaggio ai giovani e a trascorrere la festa dell’11 agosto stringendoci a tutti gli uomini e donne del mondo nel segno dell’esempio portato da papa Francesco.
“Chiara d’Assisi - conclude suor Maria Amata - non ha mai negato i desideri più grandi che portava in cuore, ma sono stati la strada per arrivare a Dio e alla felicità. L’augurio ai giovani è quello di non mettere mai a tacere i desideri più profondi che ciascuno porta dentro. A volte, anche l’uso dei social network rischia di diventare un po’ una compensazione alla sete di felicità e di qualcosa di più grande. Più ascoltiamo i nostri desideri interiori, più questi ci portano ad incontrare la vera gioia. La festa che stiamo per celebrare non è solo patrimonio dei cristiani, ma di tutti, perché la dimensione della santità di Chiara è un’apertura di trecentosessanta gradi a Dio. Se io mi apro a Dio a trecentosessanta gradi, mi apro a qualsiasi fratello, credente, non credente, cristiano, musulmano... Chiara è donna evangelica e francescana, quindi sorella universale”.







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