"Ho praticato sport fino a 20 anni. Giocavo a basket, tennis e soprattutto calcio: militavo in Promozione, nell'Interlanga, società oggi scomparsa che attingeva dai vivai di Dogliani, Carrù e Farigliano". A giudicare dall'incipit, quella di Gian Mario Taricco, oggi 52enne, sembrerebbe una storia simile a quella di molti giovani, imperniata su un abile intreccio fra passione e agonismo.
In effetti "simile" lo è, perché "simile" non significa "uguale". A un certo punto, infatti, la vita volta le spalle al ragazzo, costringendolo a scegliere tra il pallone e la sopravvivenza: "All'epoca frequentavo il primo anno di Giurisprudenza a Torino e avevo sostenuto due soli esami - racconta il protagonista della vicenda -. Correva l'anno 1985, mese di giugno: a fine campionato accusai qualche problema di dispnea, non mi arrivava bene il fiato. Dentro di me pensavo fosse tutto imputabile al gran caldo di quell’estate, ma fu sufficiente una lastra al torace per capire la gravità della situazione: il mio cuore era grande più del doppio e le sue pareti erano sottilissime. La diagnosi fu impietosa: cardiomiopatia dilatativa".
Una tegola emotiva dal peso specifico elevato, che segnò per Taricco l'inizio di un lungo e difficile percorso: "Inizialmente fui ricoverato presso il nosocomio di Cuneo, da dove mi trasferirono al "San Matteo" di Pavia, uno dei centri attrezzati per i trapianti, che però in Italia non erano ancora autorizzati, in quanto mancava l'apposita normativa. Fortunatamente per me e per molti altri pazienti, pochi mesi dopo, l'allora ministro delegato alla Salute, Costante Degan, diede il via libera. Era il 14 novembre e il primo operato fu un uomo di Padova, poi toccò a me: fui il secondo trapiantato in Italia, ma se il provvedimento fosse arrivato 48 ore dopo, oggi non sarei qui".
L'ultima frase non va letta con accezione iperbolica, in quanto rispecchia la realtà dei fatti: Gian Mario Taricco è stato a un passo dalla morte. "Sino a un mese dal trapianto non avevo grossi problemi - dichiara - poi tra ottobre e novembre ho vissuto un periodo difficile. Seppi del trapianto il giorno stesso, non ebbi troppo tempo per preoccuparmi. Era il 17 novembre 1985, l'operazione terminò l'indomani. Sono stato lucidissimo fino al mio ingresso in sala operatoria, ricordo benissimo la mancanza di fiato. In quel momento prese il sopravvento la mia forza d'animo, che da sempre mi contraddistingue in ogni ambito della quotidianità. Soltanto a intervento concluso fui informato che, senza un nuovo cuore, mi sarebbero rimasti due giorni e mezzo di vita".
Il calvario di Gian Mario Taricco, tuttavia, non poteva ancora considerarsi concluso: ricoverato in camera sterile, prima gli fu curato un rigetto dell'organo, poi sopraggiunse la febbre alta a causa dell'aspergillosi, ma, per sua fortuna, in quel periodo proprio al "San Matteo" di Pavia era in sperimentazione un farmaco contro l'infezione fungina, che ha permesso di guarire i suoi polmoni. Fu dimesso dall'ospedale nel luglio 1986, 8 mesi dopo il trapianto.
In quell'ampio lasso temporale riuscì a risalire al nome del suo donatore: "All'epoca non c'erano le restrizioni attuali in materia di privacy e venni a sapere l'identità del donatore. Il cuore che ora pulsa nel mio petto apparteneva ad Andrea Orlandi, un 14enne lombardo deceduto in seguito a un incidente con il motorino. I miei genitori parteciparono al suo funerale e in quell'occasione il padre e la madre del ragazzo espressero il desiderio di venirmi a trovare in ospedale. Io ovviamente acconsentii e conobbi anche i due fratelli del giovane. Sono legato indissolubilmente alla famiglia Orlandi e ancor oggi mi sento con questi ultimi (i genitori sono morti, ndr). Ho chiamato il mio primogenito Andrea, adesso 19enne, proprio in memoria di quell'angelo che mi ha regalato una seconda vita".
Una seconda vita cominciata con il conseguimento della laurea in Giurisprudenza, seguita da due anni di pratica legale e dall'assunzione in banca (ex Crc, oggi Ubi). Nel 1995 convolò a nozze con Denise e lasciò Dogliani, suo paese natale, trasferendosi a Mondovì. La coppia ebbe due figli, Andrea e Pietro: "La mia famiglia attuale e quella d'origine sono state la mia grande forza - afferma -. Ho sentito il loro amore e la loro vicinanza nei momenti più bui, se sono ancora qui è anche grazie a loro". Da due anni e mezzo, inoltre, Gian Mario si prende cura di Webb, un bellissimo esemplare di Golden Retriever, che "mi obbliga a camminare, mantenendomi in forma".
Una storia a lieto fine, dunque, ma che, purtroppo per il suo primattore, non ha smesso di riservare colpi di scena: un anno fa, precisamente il 12 dicembre 2016, Taricco fu costretto a sottoporsi a un trapianto di rene, eseguito alle "Molinette" di Torino. "Questa volta però è stato tutto diverso e decisamente più semplice - asserisce il diretto interessato -: negli ultimi 32 anni la medicina ha fatto passi da gigante e per nefrologi e urologi si tratta ormai di un'operazione di routine. Anche il decorso è stato molto rapido, se si considera che, malgrado io sia un paziente già trapiantato, mi hanno dimesso dopo 17 giorni".
La terapia non è cambiata rispetto al primo trapianto e i controlli sono ben cadenzati: "Continuo a prendere gli stessi farmaci antirigetto che assumo con regolarità dal 1985 - spiega -. Anzi, dirò di più: mi è stato persino diminuito il dosaggio! Quanto alle visite di controllo, per il cuore mi reco a Pavia tre volte all'anno, mentre per il rene sono più frequenti, considerato che si tratta di un intervento recente".
Superato lo scoglio della salute avversa, il destino non ha però smesso di bersagliare il bancario 52enne: "Ogni estate vado in ferie a Peschici, in Puglia, dove ho una casa - dice -. Nel luglio 2007 c'è stato un incendio terribile. Io e la mia famiglia, insieme a tante altre persone, siamo rimasti bloccati in spiaggia e non ci hanno fatto più tornare nelle nostre abitazioni, trasferendoci via mare in una palestra. Purtroppo io avevo lasciato i miei farmaci salvavita nell'appartamento e la farmacia del paese ne era sprovvista. Avevo molta paura a stare un giorno o due senza medicine; a quel punto, ho chiamato un mio amico bagnino che mi ha raggiunto in macchina. Tuttavia, la carreggiata asfaltata era bloccata e i Carabinieri non lasciavano transitare alcun veicolo. Pertanto, siamo tornati indietro di due chilometri e abbiamo imboccato una strada sterrata: siamo finiti in mezzo a un bosco incendiato, transitando in mezzo agli alberi in fiamme. È stato abbastanza pericoloso: se fosse scoppiata una gomma non saremmo usciti vivi da quella situazione. Fortunatamente è andato tutto bene e siamo riusciti a raggiungere il villaggio".
La storia di Gian Mario Taricco recentemente è tornata d'attualità, soprattutto in occasione del cinquantesimo anniversario del primo trapianto di cuore della storia, eseguito dal cardiochirurgo sudafricano Christiaan Barnard (3 dicembre 1967). Ad occuparsene è stata anche la Rai, che ha realizzato un servizio per TGR Leonardo andato in onda venerdì scorso: nel video, reperibile sul web, sono contenuti il suo racconto e quello del luminare che lo operò 32 anni fa, il professor Mario Viganò, oggi quasi 80 enne, con cui Taricco ha sviluppato un rapporto d'affetto e d'amicizia. "Ero un chirurgo giovane allora - ha affermato il medico -. Ricordo che fu una notte di grande tensione: quando uscii dalla sala operatoria c'erano giornalisti e televisioni in attesa di conoscere l'esito dell'intervento. Riuscii a bypassare lo stazionamento, in quanto non volevo assolutamente pronunciarmi. Non mi par vero che Gian Mario sia ancora qua con noi: per me è come un familiare, come un figlio".
È tutto vero, professore: Gian Mario è vivo, sta bene ed è il trapiantato di cuore più longevo d'Europa.














