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Cronaca | 14 dicembre 2019, 16:49

Processo per l’omicidio dell’apicoltore di Entracque, gli imputati: “Non abbiamo fatto niente”

Il cadavere di Angelo Giordana era stato trovato il 20 gennaio 2017 nella sua abitazione

Processo per l’omicidio dell’apicoltore di Entracque, gli imputati: “Non abbiamo fatto niente”

Hanno testimoniato ieri in Corte d’Assise a Cuneo S.G. e O.A., accusati di omicidio preterintenzionale. I due sono vicini di casa di Angelo Giordana, rinvenuto morto il 20 gennaio 2017 nella sua abitazione a “Tetti Dietro Colletto”, borgata isolata sopra Entracque.

Secondo la ricostruzione della Procura, l’apicoltore 76enne sarebbe stata picchiato e colpito con un corpo contundente all’esterno della sua abitazione. L’uomo si sarebbe trascinato fino in casa, si sarebbe spogliato per togliersi i vestiti umidi e sporchi, restando completamente nudo. La morte sarebbe arrivata per assideramento dopo 48 ore.

I consulenti delle difese invece sostengono che, se è vero che il decesso sia conseguenza dell’ipotermia, Giordana sarebbe svenuto per cause accidentali, forse in seguito ad una caduta da una scala, dedotta dalle ferite alla testa che si sarebbe procurato battendo contro un gradino di pietra.

S.G. abita a pochissimi metri dall’abitazione dell’apicoltore. Il 20 gennaio era andato al lavoro come sempre e la sera era rientrato a casa, notando che le luci della stalla e della cucina di Giordana era ancora accese, come aveva già riscontrato al mattino presto: “Anche il camino non fumava. Mi sono chiesto se non fosse successo qualcosa. Allora sono andato a chiamare O.A., che abita poco distante”, ha raccontato l’imputato. I due con una pila erano andati all’abitazione di Giordana: “Ho messo la testa dentro alla stalla, ho notato solo un gran disordine e nient’altro. Poi ci siamo spostati verso la cucina. Ho bussato, all’interno il cane si è messo ad abbaiare. Ho chiamato Angelo ma non ha risposto nessuno. Mi è venuto di aprire la porta chiusa con il chiavistello, ma il cane ringhiava e abbaiava, ho rinchiuso subito la porta”. G. e A. non chiamarono i soccorsi ma pensarono di andare ad avvisare il fratello di Giordana, e così fecero. S.G. ha quindi escluso di essere entrato in casa e di aver visto il cadavere.

I rapporti fra lui e l’apicoltore erano stati buoni fino a quando, nel 2003, avevano avuto da ridire per una questione di sconfinamento del tetto: “Da quel momento aveva iniziato a sputare quando passavo e mi riempiva d’insulti. Era passato anche a farmi dispetti e a prendersela con il mio cane. Io ho sempre lasciato correre. Finché un giorno lo vedo arrivare in macchina e sterzare bruscamente per investire il mio cane. Allora mi sono arrabbiato e gli ho tirato un ceffone. Ma è stata l’unica volta. Ho sbagliato, lui poi mi aveva denunciato, ma non mi sono più permesso di toccarlo. Poco per volta si è stufato e mi ha lasciato in pace”.

O.A. ha raccontato pressoché le stesse cose. Anche lui quel giorno si era recato al lavoro, era rientrato e il vicino G. lo aveva chiamato perché quelle luci accese lo avevano preoccupato: “Io credo che S. non abbia fatto niente come neppure io, che sono all’oscuro di tutto”.

Il 20 dicembre è stata fissata l’udienza per la requisitoria del pm, cui seguiranno le arringhe difensive.


Monica Bruna

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