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Attualità | 24 settembre 2020, 07:45

Un nuovo polo scolastico nella Cittadella, a Mondovì? “Difficile, ma non impossibile”

Risulta ancora difficile delineare quali saranno i risvolti futuri di questo progetto, legato a doppio filo con un complesso quadro burocratico e legislativo

La Cittadella di Mondovì - Foto www.salviamoilpaesaggio.it

La Cittadella di Mondovì - Foto www.salviamoilpaesaggio.it

Nuovo polo scolastico nella Cittadella? “Difficile, ma non impossibile”.

Così riferiscono dall’amministrazione del comune di Mondovì, che la scorsa settimana, ha partecipato a un tavolo di confronto con il Demanio. L’incontro, avvenuto tra il sindaco Paolo Adriano, l’assessore al Patrimonio Sandra Carboni, la dirigente del Dipartimento tecnico Carmela Masillo e il presidente della Provincia Federico Borgna, ha portato all’attenzione della dirigente regionale dell’Agenzia del Demanio, Rita Soddu, le indicazioni della commissione speciale sugli immobili vuoti a riguardo della Cittadella.

Risulta ancora difficile delineare quali saranno i risvolti futuri di questo progetto, legato a doppio filo con un complesso quadro burocratico e legislativo.

IL PUNTO

Il sindaco, Paolo Adriano, spiega: “La Provinciale ha la disponibilità di fondi regionali per 3,5 milioni di euro, cui possono sommarsi ulteriori risorse per 4 milioni, destinati alla realizzazione della nuova sede di una scuola superiore”.

La richiesta avanzata dal Comune di Mondovì alla Provincia, supportata e rafforzata dalle conclusioni cui è addivenuta la commissione contenitori vuoti, è che questi fondi vengano impiegati per realizzare la nuova scuola che andrebbe a sostituire il padiglione centrale della Cittadella, il “Bertolotti”, che non ha particolare pregio e dunque potrebbe essere demolito e ricostruito.

“Tuttavia la Provincia non è disponibile e non ha i fondi per “imbarcarsi” in una ristrutturazione, sia perché i costi per gli adeguamenti alla normativa antisismica sarebbero proibitivi – la vicenda del Gallo è naufragata proprio per tale motivo – sia perché ha il condivisibile obiettivo di realizzare un edificio scolastico con tutti gli standard di efficienza e funzionalità delle strutture moderne” – aggiunge primo cittadino, che in una nota dettagliata aggiunge:

“Gli immobili di proprietà dello Stato sono inseriti nel conto del patrimonio dello Stato e, indipendentemente dal loro valore monetario, concorrono a determinare il rendiconto generale dello Stato.

La demolizione di un edificio dello Stato, pertanto, può integrare un’ipotesi di danno erariale: occorre, quindi, individuare un percorso giuridico per non incorrere in tale ipotesi. L’operazione comporta la necessità, per lo Stato, di giustificare e ammettere la demolizione del proprio bene e tutti i passaggi conseguenti.

Ed infatti ciò è avvenuto solo tre/quattro volte in Italia. Inoltre l’intera Cittadella è inserita, come lotto unico, nella lista allegata al decreto del Ministero Economia e Finanze che definisce il perimetro e le modalità di azione del piano straordinario di vendita degli immobili pubblici, previsto dalla legge di bilancio per il 2019: è dunque necessario ottenere lo “scorporo” del Bertolotti, convincendo il Demanio centrale che, in realtà, non solo non vi è alcun soggetto, pubblico o privato, disponibile all’acquisto dell’intero compendio, ma che l’unico modo per tentare di alienarne, in futuro, almeno una parte è che si inizi, utilizzando i 7,5 milioni di euro a disposizione della Provincia, a recuperare un lotto, il Bertolotti appunto, che però è un bene vincolato.

Si tratta, dunque, di richiedere, ed ottenere, dalla Sovrintendenza, che il Bertolotti venga liberato dal vincolo al fine di poter realizzare l’opera di demolizione/ricostruzione. Facile a dirsi, decisamente meno a farsi, ma vale la pena impegnarvisi. Sul sito permane ancora ad oggi un presidio della Guardia di Finanza, che occupa formalmente, ma non di fatto, alcuni manufatti secondari”.

L’obiettivo dell’amministrazione è l’ottenimento della proprietà del padiglione Bertolotti a titolo gratuito, (possibile grazie alla legge sul c.d. federalismo culturale). Il trasferimento di un immobile dello Stato ad altro ente pubblico però è possibile solo sulla base di un programma di valorizzazione concreto, supportato da un progetto esistente, con finanziamenti e tempi certi; il trasferimento, infatti, è sottoposto a condizione sospensiva e il processo di attuazione è soggetto ad un attento e scrupoloso monitoraggio.

Nonostante la complessità dell’operazione, il sindaco conclude: “Il percorso è articolato ed estremamente complesso, il che fa prevedere tempi molto dilatati, ma la direttrice del Demanio Regionale si è dichiarata, unitamente ai suoi uffici, ben disposta a collaborare fattivamente con il comune nell’individuazione del percorso amministrativo e degli istituti giuridici da utilizzare, necessari a superare gli ostacoli che pone la attuale situazione giuridica del bene. È difficile, ma non impossibile”.

Arianna Pronestì

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