/ Cronaca

Cronaca | 07 giugno 2024, 20:18

In preda alla disperazione impiegato di Priocca si gettò nel Tanaro: l'ex amico condannato a 7 anni per estorsione

La condanna è stata decisa dal tribunale di Asti: secondo l'accusa, Giovanni Calabrese si era suicidato nel 2020 per le continue richieste economiche e minacce del socio in affari, Luigi Rilievo, un commerciante di formaggi

In preda alla disperazione impiegato di Priocca si gettò nel Tanaro: l'ex amico condannato a 7 anni per estorsione

Sette anni di carcere. Questa è la condanna del tribunale di Asti inflitta a Luigi Rilievo, un commerciante di formaggi, 39enne accusato di estorsione per aver continuamente richiesto denaro a Giovanni Calabrese, 49enne di Priocca, impiegato alla Giordano Vini di Valle Talloria, che nell’ottobre 2020 si tolse la vita gettandosi in Tanaro dopo aver fatto perdere le proprie tracce ad amici e familiari tre giorni dopo essersi presentato alla stazione dei Carabinieri di Govone per denunciare la condotta dell’amico e la sua difficile situazione economica.

Per soddisfare le richieste, la vittima si era indebitata pesantemente. Aveva sottoscritto vari finanziamenti e il denaro ottenuto in prestito lo aveva poi consegnato a Luigi Rilievo, all’epoca proprietario di un negozio a Castagnito. Rilievo lo vessava, lo condizionava psicologicamente e lo minacciava. Questo è quanto emerso dall’indagine condotta dal pm Laura Deodato, che ha ricostruito meticolosamente l’escalation delle richieste, durate quasi un anno, tra il 2019 e il 2020.

La denuncia era stata presentata il 3 ottobre 2020. Tre giorni dopo, l’uomo, di 49 anni, residente in una casetta alle porte di Priocca, era scomparso. Tredici giorni dopo, il suo cadavere fu trovato lungo le sponde del Tanaro, nei pressi del ponte tra Castagnito e Neive. Secondo gli accertamenti del medico legale, la morte risaliva al 6 ottobre, il giorno in cui si era allontanato da casa.

Agli uomini della Guardia di Finanza era toccato indagare sulla sua situazione economica. Le fiamme gialle avevano accertato come sulle spalle dell’impiegato pesassero debiti per un ammontare complessivo di 102mila euro.

La moglie di Calabrese aveva evidenziato come quell'amico fosse in grado di esercitare un'influenza negativa e particolarmente dannosa sul marito. Questo "amico" lo aveva convinto a contrarre un mutuo di 40mila euro per finanziare un progetto per la realizzazione di un caseificio a Castagnito, che non si è mai concretizzato.

Inoltre, altre richieste di denaro erano state soddisfatte da Calabrese tramite bonifici, dietro ai quali, come spiegato dalla donna, c'erano state minacce non troppo velate da parte del commerciante, evidenziate dai messaggi ritrovati nel telefono del marito dopo la sua scomparsa. L’imputato, difeso dall’avvocato Gianluca Bona, ha sempre raccontato un’altra versione, spiegando che i soldi erano legati a un progetto che non è andato in porto, "ma che non ci fu mai estorsione". Il legale ha preannunciato ricorso in appello.







redazione

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A GIUGNO?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare" su Spreaker.

WhatsApp Segui il canale di Targatocn.it su WhatsApp ISCRIVITI

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium