«Prima santi e poi missionari… non è il numero che conta, ma la qualità, il buono spirito». Questo il pensiero di don Giuseppe Allamano, fondatore dei Missionari della Consolata, presenti in 30 paesi con 231 comunità impegnate in scuole, ospedali e via dicendo. Più di 1.300 uomini e donne al servizio del prossimo.
Il 16 febbraio la Chiesa ha celebrato la memoria liturgica di san Giuseppe Allamano nel centenario della nascita al cielo ed è stata grande festa al Santuario-Basilica della Consolata di Torino dove fu rettore per più di 45 anni (1880-1926), ma anche a Castelnuovo don Bosco che gli ha dato i natali e poi a Fossano nella casa dei missionari della Consolata.
Canonizzato nel 2024 da papa Francesco durante la Giornata Missionaria mondiale (la beatificazione risale invece al 1990), Giuseppe Allamano ha lasciato un segno duraturo nella Chiesa. Nato a Castelnuovo d’Asti il 21 gennaio 1851, crebbe nel solco di due grandi figure della spiritualità piemontese: lo zio materno san Giuseppe Cafasso e san Giovanni Bosco, suo educatore a Valdocco.
Ordinato sacerdote nel 1873, divenne rettore del santuario torinese della Consolata. Convinto che la missione rappresentasse il compimento naturale del sacerdozio, ma impedito da fragili condizioni di salute a partire in prima persona, diede vita all’Istituto dei Missionari della Consolata e alle Suore Missionarie della Consolata. Il suo motto: «Fare bene il bene». Morì a Torino il 16 febbraio 1926.





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