«Nella sanità targata Alberto Cirio perdono tutti» dichiara il consigliere Mauro Calderoni con i colleghi del gruppo Pd di Palazzo Lascaris. «Così come i servizi non rispondono ai bisogni delle piemontesi e dei piemontesi – aggiungono -, anche le condizioni di lavoro degli operatori risultano molto difficili. Non lo diciamo solo noi dai banchi delle opposizioni o i rappresentanti dei lavoratori: i numeri parlano di organici in difficoltà e di piante organiche che calano nella quantità di professionalità impiegate. Questo non accade in altre regioni che hanno una capacità di programmazione più efficace».
«Anche nei conti che ci sono stati presentati – proseguono -, quelli che l’assessore definisce ‘desiderata’ sono in realtà esigenze concrete delle Asl piemontesi per pagare il personale e rispondere ai bisogni dell’utenza. È così che i conti tornano. Ma tutto questo ha una spiegazione precisa: in un sistema che non valorizza il pubblico, la concorrenza della sanità privata diventa aggressiva e si avvantaggia. È questa la strategia di chi guida la nostra regione. Una strategia che non condividiamo: noi vogliamo un’altra sanità, pubblica e inclusiva».
Il gruppo regionale del Partito Democratico segnala inoltre di aver predisposto un ordine del giorno dal titolo “Fermare l’esodo del personale sanitario piemontese”, che fotografa una situazione sempre più preoccupante. I dati raccolti presso le aziende sanitarie piemontesi evidenziano come nel 2025 le dimissioni rappresentino la principale causa di cessazione dal lavoro: il 55 per cento tra i medici, il 43 per cento tra gli infermieri e il 26 per cento tra gli Oss. Un fenomeno che si ripete da anni e che ha ormai carattere strutturale. A questo si aggiunge il progressivo calo dei professionisti registrato negli ultimi anni e un quadro demografico critico: oltre la metà del personale ha più di 50 anni, mentre i giovani sotto i 35 anni sono meno del 15 per cento. Le organizzazioni sindacali parlano apertamente di esodo, determinato da condizioni di lavoro, retribuzioni e qualità della vita più favorevoli altrove. Con l’ordine del giorno il Partito Democratico chiede di approfondire il fenomeno in Commissione, di promuovere un’indagine strutturata sulle cause delle dimissioni e di avviare politiche concrete di benessere organizzativo e valorizzazione del personale, introducendo anche obiettivi specifici per i direttori generali delle aziende sanitarie.
«Se non si interviene subito – conclude Calderoni a margine della conferenza stampa dei consiglieri PD – il rischio è un progressivo impoverimento di competenze e professionalità, con effetti diretti sui cittadini: carichi di lavoro insostenibili per chi resta e liste d’attesa sempre più lunghe». Infine, Calderoni denuncia come anche il cosiddetto grande piano di edilizia sanitaria regionale, che per la Granda dovrebbe tradursi negli interventi su Cuneo e Savigliano, si stia rivelando sempre più uno specchietto per le allodole: dopo sette anni di governo Cirio, non è stato aperto neppure un cantiere.














