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Attualità | 09 giugno 2026, 20:16

Savigliano, il Consiglio di Stato dà ragione al Comune sul caso del palazzo ex Sicurtà di viale Piave

Il sindaco Antonello Portera commenta la sentenza definitiva: “Confermata la correttezza dell'iter amministrativo”. Chiarito anche il tema delle autorizzazioni paesaggistiche nelle aree urbane

Il cantiere del palazzo di viale Piave

Il cantiere del palazzo di viale Piave

Si chiude con una sentenza definitiva una delle vicende urbanistiche più discusse degli ultimi anni a Savigliano. Il Consiglio di Stato si è infatti pronunciato sul permesso di costruire relativo all'edificio di viale Piave, ex struttura appartenuta alla torrefazione del caffè Sicurtà, che si affaccia sul parco Graneris, confermando nella sostanza la legittimità dell'operato del Comune.

A darne notizia durante il Consiglio comunale è stato il sindaco Antonello Portera, che ha sottolineato come il pronunciamento rappresenti un importante punto fermo per l'amministrazione e per il settore edilizio cittadino.

Si tratta di una sentenza non più appellabile – ha spiegato il primo cittadino – riferita al primo permesso di costruire rilasciato, quello relativo all'edificio originariamente progettato su cinque piani. Rimane aperto un ulteriore contenzioso sulla variante successiva, ma questo appare ormai in gran parte superato dai principi affermati dal Consiglio di Stato”.

Portera ha ricordato che l'unico punto accolto dai giudici riguarda l'illegittimità costituzionale della norma regionale che aveva consentito la realizzazione del quinto piano. “Su questo aspetto – ha precisato – il Comune era intervenuto immediatamente dopo la pronuncia della Corte Costituzionale e anche l'impresa costruttrice aveva presentato una variante eliminando l'ultimo piano. Inoltre, al momento del rilascio del permesso, avevamo già avvisato il richiedente della pendenza della questione davanti alla Consulta”.

Per il resto, secondo il sindaco, la sentenza conferma “punto per punto la correttezza dei percorsi amministrativi, dei calcoli e dell'intera procedura seguita dagli uffici comunali”.

Da qui il ringraziamento ai dipendenti coinvolti nella pratica. “Voglio complimentarmi con le donne e gli uomini dei nostri uffici competenti. In un contesto particolarmente complesso e carico di tensioni hanno lavorato con grande scrupolo, rispettando le norme. Oggi il massimo organo della giustizia amministrativa riconosce la bontà del loro operato”.

Particolarmente rilevante, secondo Portera, è il principio affermato dal Consiglio di Stato in materia paesaggistica.I giudici hanno stabilito che l'edificio si trova in zona B e che quindi non era necessaria l'autorizzazione paesaggistica. Questo chiarimento non riguarda soltanto il caso specifico, ma molte situazioni analoghe presenti sul territorio”.

Una precisazione che, secondo il sindaco, produrrà effetti concreti anche per il futuro. “La sentenza rassicura sulla legittimità dei permessi già rilasciati in aree simili e semplifica le procedure per le pratiche future. Viene meno quella forte incertezza che aveva interessato il mondo edilizio saviglianese negli ultimi anni. È un chiarimento che potrà risultare utile anche a molti altri Comuni”.

LA VICENDA

Il progetto iniziale prevedeva un palazzo di cinque piani autorizzato dal Comune nel 2023 sulla base della normativa regionale allora vigente.

Contro il progetto avevano presentato ricorso due proprietarie confinanti, contestando il permesso di costruire rilasciato dal Comune. Inizialmente il palazzo era stato autorizzato con cinque piani sulla base della normativa regionale allora vigente.

Successivamente, però, una sentenza della Corte Costituzionale ha ridimensionato le disposizioni che avevano consentito l'aumento di volumetria previsto dal progetto originario. Per questo motivo il costruttore ha modificato l'intervento, eliminando il quinto piano e presentando una variante che ha portato l'edificio all'attuale configurazione di quattro piani.

Il Consiglio di Stato, pronunciandosi sul ricorso delle due vicine, ha riconosciuto l'illegittimità limitatamente alla parte del permesso riferita al piano aggiuntivo, ma ha confermato la correttezza della procedura seguita dal Comune per il resto dell'iter amministrativo. La sentenza ha inoltre chiarito che per l'area interessata non era necessaria l'autorizzazione paesaggistica preventiva, un aspetto che aveva generato ampio dibattito in città. 

Anna Maria Parola

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