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Cronaca | 03 ottobre 2026, 09:50

Ecomafia, il Piemonte conta 1.306 reati ambientali: il caso Cuneo fa scattare l’allarme sui rifiuti

Nel 2025 quasi 50mila controlli e 1.177 persone denunciate. Torino resta prima per i reati contro gli animali

(foto di repertorio)

(foto di repertorio)

Meno reati ambientali, ma non abbastanza per abbassare la guardia. È la fotografia del Piemonte che emerge dal nuovo rapporto “Ecomafia 2026” di Legambiente, presentato a Roma, che raccoglie i dati relativi alle illegalità ambientali accertate dalle forze dell’ordine e dalle Capitanerie di porto nel corso del 2025.

In Piemonte sono stati 1.306 i reati ambientali contestati nel corso dell’anno, con 1.177 persone denunciate e 271 sequestri. Numeri che collocano la regione all’undicesimo posto nella classifica nazionale dell’illegalità ambientale. I controlli effettuati sono stati 49.799, sostanzialmente stabili rispetto all’anno precedente, mentre il numero complessivo dei reati è diminuito.

Dietro il dato regionale, però, si muove una geografia dell'illegalità che racconta alcune novità significative. E una di queste riguarda proprio il rapporto tra Torino e Cuneo.

Cuneo sorpassa Torino sul cemento e sui rifiuti

Torino e Cuneo sono le due province piemontesi con il maggior numero complessivo di reati ambientali: 299 nel territorio torinese e 295 in quello cuneese. Ma quando si entra nel dettaglio delle singole filiere, il quadro cambia.

La provincia di Cuneo conquista infatti il primo posto regionale nel ciclo illegale del cemento, con 77 reati, superando Torino. Ancora più marcato il sorpasso nel traffico illecito dei rifiuti: nel Cuneese sono stati accertati 140 reati, anche in questo caso più che nel territorio torinese.

È uno degli elementi che Legambiente considera più significativi del rapporto, perché indica come le dinamiche dell'illegalità ambientale non siano concentrate esclusivamente nel capoluogo regionale e richiedano controlli distribuiti su tutto il territorio. Il fronte dei rifiuti, del resto, rimane quello più delicato. Complessivamente in Piemonte sono stati 607 i reati accertati nel ciclo dei rifiuti nel 2025, un numero che conferma quanto questa filiera continui a rappresentare uno dei principali terreni di interesse per le attività illegali.

Torino resta in testa per i reati contro gli animali

Il capoluogo mantiene invece un primato in un'altra categoria monitorata dal rapporto. È infatti la provincia di Torino quella con il maggior numero di reati contro gli animali, con 58 casi accertati nel 2025.

Un dato che si inserisce nel quadro nazionale tracciato da Legambiente, dove i reati contro gli animali hanno raggiunto complessivamente quota 6.930, confermandosi al terzo posto tra le principali filiere dell'illegalità ambientale. Il rapporto considera fenomeni diversi, dal bracconaggio alla pesca illegale, fino ai traffici di specie protette e agli illeciti legati agli animali d'affezione e agli allevamenti.

In Piemonte il calo dei reati non basta

A livello regionale, Legambiente legge il calo dei reati ambientali come un segnale positivo, anche perché arriva a fronte di un numero di controlli rimasto sostanzialmente invariato. "Il calo dei reati ambientali registrato in Piemonte rappresenta un segnale positivo, soprattutto perché avviene a fronte di un numero di controlli sostanzialmente invariato", sottolinea Alice De Marco, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta.

Ma, aggiunge, i dati evidenziano anche "criticità importanti e novità che meritano attenzione", a partire proprio dal sorpasso di Cuneo su Torino nelle categorie del ciclo illegale del cemento e dei rifiuti.

L'Osservatorio regionale che parte da Torino

In questo scenario Legambiente guarda anche al nuovo Osservatorio regionale sul monitoraggio degli illeciti ambientali, istituito attraverso un protocollo d'intesa tra Regione Piemonte e Prefettura di Torino.

L'organismo, fortemente promosso dall'associazione ambientalista, dovrebbe riunirsi per la prima volta nelle prossime settimane proprio a Torino. L'obiettivo è mettere maggiormente in rete dati, controlli e attività di prevenzione, in un momento in cui il rapporto Ecomafia segnala una trasformazione della geografia degli illeciti ambientali piemontesi.

Redazione

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