Il paragone con Andro, l’ormai noto paese bresciano, è forse un po’ forzato, ma sorge spontaneo, dopo che la Giunta guidata dal nuovo sindaco Stefania Ieriti ha da poco deciso di riportare il simbolo del “sole delle Alpi” sul marciapiede di fronte al monumento al “Bue Grasso”, in piazza Divisione Alpina Cuneense. Certo non ci troviamo di fronte ad una scuola tappezzata da centinaia di effigi ormai diventate il logo ufficiale della Lega Nord. A Carrù il “sole” è solo uno, ma tanto è bastato a far “riscoppiare” una polemica vecchia di anni. La scelta della Ieriti, di questi tempi, non poteva certo passare sotto silenzio, anche perché la vicenda del “sole padano” a Carrù, come detto, aveva già suscitato non poche polemiche in passato.
Ma andiamo con ordine. Il caso torna d’attualità alcuni giorni fa, quando all’albo pretorio del Comune viene pubblicata una delibera di Giunta (presenti oltre al sindaco, gli assessori Caula, Schellino, e Morra) in cui viene disposto di “riportare alla precedente sistemazione l’area circostante il monumento al bue, con la ricollocazione, nella pavimentazione della simbologia dell’agricoltura rurale, che rappresenta, per le nostre popolazioni, un profondo legame con il proprio passato”. Detto in parole povere, il Comune ha deciso di riportare il “sole delle Alpi” sul marciapiede di fronte al monumento. Si tratta di un ritorno al passato, visto che nel 2002, anno in cui la statua dedicata al bue fu inaugurata, il simbolo già campeggiava ai piedi della fontana a forma di ruota, realizzato dall’allora Amministrazione guidata da Leonardo Restagno.
Manco a dirlo, il clamore in paese fu tanto, con discussioni tra chi lo riteneva un simbolo della tradizione contadina e chi, invece, vedeva in quell’effige un richiamo esplicito alla Lega Nord. Di questo parere fu anche il Comitato promotore del monumento al bue che, in una lettera, si dissociò dall’iniziativa del Comune e, ovviamente, la minoranza del tempo, allora guidata da Francesco Rocca, che, presentò un esposto anche alla magistratura, poi archiviato.
Il “sole”, così, rimase al suo posto, almeno fino all’elezione a sindaco di Maria Paola Marabotto che, nel 2009, decise di sostituirlo con cubetti di porfido bianco. Ma ora si torna all’antica sistemazione. "Ci è parso un atto di giustizia – ci dice il sindaco Stefania Ieriti – soprattutto a fronte della decisione della magistratura, che non evidenziò motivi validi per cui quella pietra dovesse venire rimossa. E in più ce lo hanno chiesto molti cittadini carrucesi, probabilmente legati ad un simbolo che per loro rappresenta soprattutto la cultura del territorio". Ma di fronte avrà un’opposizione serrata. La minoranza, infatti, non intende fare sconti. "Bocciamo nel modo più assoluto questa iniziativa – ci dice la capogruppo Anna Bracco –. Non ci pare appropriato che sul suolo pubblico fioriscano simboli di stampo politico"














