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Al Direttore | 05 dicembre 2019, 11:13

"Cuneo ha perso l'occasione di scoprire un Galimberti inedito"

Riceviamo e pubblichiamo

"Cuneo ha perso l'occasione di scoprire un Galimberti inedito"

Gentile Direttore,

lo scorso maggio, presente l’editore, chiesi all'assessore alla Cultura del Comune di Cuneo e alla Direttrice del Museo Casa Galimberti la concessione di una sala per la presentazione del libro che descrive la tragica fine di Galimberti alla luce di nuovi documenti e testimonianze. Ai primi di novembre la direttrice mi ha davvero sorpreso dicendomi che presentare il libro non rientrava nelle iniziative museali di quest’anno. 

Peccato, poteva essere un’occasione per far conoscere ai Cuneesi il Galimberti che emerge dai dossier segreti degli inglesi che ho reperito a Londra, colui che propose al CLN torinese e all’amico Ferruccio Parri di adottare il “Cantico degli italiani” di Mameli come inno nazionale. E’ un Galimberti inedito quello che scoprì – nascoste nel castello di Pollenzo - 23 casse della preziosa raccolta numismatica di Vittorio Emanuele III. 

Alcuni lati ancora inediti della sua personalità emergono anche dalle testimonianze della sua guardia del corpo Ezio Aceto e dai nitidi ricordi di Aldo Sacchetti di quando erano a Madonna del Colletto e a Paralup. Infine, l’arresto a Torino e la detenzione a Cuneo, che la sera del 2 dicembre ’44 fu segnalata al Servizio X da P19 e Aida, agenti del controspionaggio dello stesso Servizio X.

Le dichiarazioni rese da numerosi testimoni durante il processo ai criminali fascisti nell’ottobre 1945 sono ambigue, inattendibili, illogiche e quindi da respingere:  Galimberti fu scaricato dal camion Fiat 621 a tetti della Croce già cadavere. La ricostruzione tridimensionale della giacca che ho eseguito mette in evidenza l’assenza di tracce ematiche in corrispondenza dei fori di entrata dei quattro proiettili cal. 9; l’inclinazione del “colpo di canna” di circa 19° evidenzia che i colpi furono sparati su Galimberti prono e non eretto poiché si trovava già in rigor mortis.

Le circostanze del delitto, che certo non cambiano la sostanza dell’efferata esecuzione per mano dei fascisti, appaiono tuttavia diverse dalla vulgata corrente e continuano ad essere ignorate; evidentemente non c’è interesse a riconsiderare le modalità di quel delitto sulla base del materiale documentario inedito che nel tempo ho raccolto e valutato prima di scrivere il libro e che ero ben disponibile a cedere al Museo Casa Galimberti.

Nella premessa del libro è scritto: “[…] un Duccio chiaro e senza ombre poiché poche personalità ebbero la sua trasparenza”. Qualità oggi assai rare.

Grazie,

Sergio Costagli

Al Direttore

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