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Eventi | 14 luglio 2012, 10:21

“Per orizzonte le Alpi, per confine il cielo”: a Crissolo mostra fotografica sulla storia della strada militare per il Pian del Re

Realizzata dall’Istituto Superiore di Cultura Alpina con i contributi di Regione Piemonte, Fondazione CRT e partners pubblici e privati, è visitabile da domani, domenica 15 luglio

Il pannello introduttivo alla mostra

Il pannello introduttivo alla mostra

Verrà aperta ufficialmente domani, domenica 15 luglio, la mostra fotografica dal titolo “Per orizzonte le Alpi, per confine il cielo” costituita da tre sezioni: “Le memorie del turismo al tempo della guerra”, “Un itinerario di riscoperta del paesaggio alpino” e “Le fortificazioni e la strada di montagna 201 tra guerra e turismo”. Le prime due sezioni verranno esposte nella sala consigliare del Municipio di Crissolo, la terza presso la locanda “La Baita della Polenta” di Pian Regina. Si tratta di una mostra fotografica realizzata dall’Istituto Superiore di Cultura Alpina di Ostana a cura di Giuseppe Barbero, Stefano Beccio e Danilo Danna grazie ai contributi di Regione Piemonte e Fondazione CRT e da diversi partners pubblici e privati, che prende vita dal ritrovamento di una serie di rullini in pellicola riguardanti fotografie in bianco-nero di carattere tecnico documentale della costruzione della strada militare Crissolo-Pian del Re dell’ingegner Giuseppe Carini, inframmezzate da fotografie di escursionismo e di momenti famigliari caratterizzanti uno spaccato di vita nel periodo dell’anteguerra.

Il ritrovamento avvenuto a Barge durante i lavori di ristrutturazione della casa un tempo di proprietà della famiglia Carini-Lorenzati in via dell’Aia ora di proprietà della famiglia di Claudio Gontero ha permesso la riacquisizione di un patrimonio consistente di alcune centinaia di fotogrammi che rendono più vicina a noi quell’epoca e memorie di vicende che si riconnettono con i grandi avvenimenti della Storia della Seconda Guerra Mondiale, con le vicende partigiane della valle Po, in uno dei luoghi più affascinanti della storia naturale e geologica delle Alpi Cozie.

Le immagini dell’ingegner Carini raccontano alcune fasi tecniche della realizzazione e del lavoro di costruzione della strada, ma, contemporaneamente, delineano lo stereotipo di un turismo borghese e cittadino caratterizzato da escursioni, incontri, momenti di socializzazione e relax ma anche di alpinismo vero sulle avvincenti pareti del Monviso. Si incontrano personaggi leggendari dell’alpinismo italiano e della valle Po quali Claudio e Giovanni Perotti e molti personaggi, ormai ignoti, e alcuni componenti della famiglia Carini in visita all’opera durante le fasi della sua realizzazione e dell’inaugurazione alle casermette del Pian del Re. Il periodo bellico viene ricordato continuamente dalla presenza di truppe e di ufficiali a Crissolo, a Pian del Re e al Rifugio Quintino Sella. Ritroviamo truppe alpine sulla vetta del Monviso: i tedeschi comandati dall’hauptmann Pröhl e nel dopoguerra dal comandante partigiano Felice Burdino e dai soldati della G.A.F.

L’alta valle Po è stata teatro di infiniti cambiamenti, caratterizzati dalla orogenesi alpina, dal mutare alterno delle condizioni climatiche nel susseguirsi delle ere geologiche, dalle esigenze produttive antropiche e dal cambiamento imposto dalla elaborazione progressiva di un nuovo paesaggio umano provocato dal taglio di boschi che i toponimi, quale Pian Melzè, lasciano ancora trasparire, fino alla economia turistica e residenziale della contemporaneità e le infinite trasformazioni che il territorio ha vissuto. Cambiamenti e mutazioni di paesaggio che hanno interessato gran parte del territorio ma che hanno lasciato inalterato per ovvi motivi di scala, di quota e di peculiarità il Monviso, elemento fortemente caratterizzante il sistema montuoso delle Alpi cuneesi, riconoscibile e percepibile in termini di paesaggio e ambiente da tutto il territorio piemontese.

In questa progressiva mutazione delle attività umane alpine si inserì la vocazione turistica di Crissolo: nel 1874 il VII° congresso degli Alpinisti Italiani a Crissolo legò indissolubilmente il turismo alpino e l’alpinismo a questo territorio. I pastori di Crissolo poco alla volta si trasformarono in imprenditori del turismo con la costruzione di strutture alberghiere che orientarono Crissolo verso il suo futuro. Naturalmente non si poteva pensare ad uno sviluppo turistico senza dotare il territorio delle infrastrutture viarie capaci di portare a Crissolo “l’industrie des etrangers” e si puntò sul turismo elitario della borghesia cittadina, delle classi colte ed agiate che ritrovavano nella montagna gli aneliti ideali dei sentimenti romantici oltre che salubri prospettive alle calure estive non refrigerate dai condizionatori moderni.

L’infrastrutturazione viaria connotò fortemente il paesaggio negli anni precedenti il secondo conflitto mondiale.  La strada, a partire dal concentrico di Crissolo, interessò le strutture tradizionali degli antichi sentieri, vie di comunicazione e di lavoro di un tempo.

Quello che traspare dalle immagini e dall’osservazione di questo territorio è un paesaggio in equilibrio. Occhi attenti possono riconoscere il lavoro dei ghiacciai, delle acque, delle frane e delle valanghe e l’alternarsi delle quote vegetative. Questa strada si inserisce da poco tempo, se rapportato al fluire del tempo della terra, in un ambiente solenne, austero. Percorrere questa strada significa veder scorrere il lavoro di infinite generazioni di uomini che hanno trasformato un mondo che ci appare immutabile. In realtà, come ogni paesaggio, anche questo è in lenta trasformazione.

Queste fotografie costituiscono perciò un documento per la nostra breve storia umana che testimonia di un processo di cambiamento e di adattamento e suggeriscono intime riflessioni sul nostro ruolo di attori di questo cambiamento per non perdere mai di vista quello che il paesaggio alpino può rappresentare in termini di radicamento culturale e di identità.

W.A.

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