Già a gennaio 2025, quasi un anno e mezzo fa, i consiglieri comunali della minoranza di centrosinistra presentavano un’interrogazione consiliare sulla problematica degli alloggi vuoti e sfitti presenti nel territorio comunale, evidenziandone le ricadute urbanistiche, sociali ed economiche, anche alla luce dei dati contenuti nel nuovo Piano Regolatore della Città di Mondovì.
In quella sede mettevano in evidenza la crescente difficoltà, per cittadini e lavoratori anche con contratto di lavoro, di reperire alloggi in affitto sul territorio comunale, e quindi la necessità di politiche pubbliche volte a favorire l’incontro tra domanda e offerta abitativa e a valorizzare il patrimonio immobiliare inutilizzato. Esempi vicini a noi: il percorso partecipato promosso dal Comune di Cuneo, denominato “Stati generali dell’Abitare”, culminato - nel dicembre scorso - nella presentazione degli esiti di un lavoro per la definizione di una strategia integrata sulle politiche abitative, con mobilitazione di patrimonio privato, comunità dell’abitare, governance coordinata e forme di abitare pubblico e temporaneo; la scelta del Comune di Alba di procedere a una mappatura degli alloggi sfitti.
Il tema dell’accesso alla casa e dell’utilizzo del patrimonio abitativo esistente assume giorno per giorno un carattere sempre più urgente, con effetti diretti sulla coesione sociale, sull’attrattività del territorio e sulla capacità della città di rispondere ai bisogni di cittadini, famiglie e lavoratori.
I tre consiglieri chiedono dunque ora quali azioni concrete siano state intraprese o programmate dall’Amministrazione comunale di Mondovì in relazione alle criticità evidenziate e ai quesiti allora posti, se l’Amministrazione sia venuta a conoscenza del numero degli alloggi sfitti presenti a Mondovì o ne abbia avviato una mappatura, se abbia in programma iniziative per agevolare l’incontro tra domanda e offerta di alloggi, in particolare se intenda promuovere percorsi di confronto, coordinamento o programmazione partecipata sul tema dell’abitare, sulla falsariga di quanto messo in campo in altre città della “Granda”.















